I “NO” CHE NASCONDONO UN “SI’”: COME IL RIFIUTO DI CAMBIARE APRE LE PORTE AL CAMBIAMENTO

Cari amici, come sapete dal mio ultimo articolo, da qualche tempo sono in contatto consapevole con la mia Anima Gemella, G., con cui interagisco per portare in me stessa, in lui e nel mondo ciò che la Fonte divina ci ha chiesto di manifestare.

Un suo messaggio di alcuni giorni fa ha indirizzato la mia attenzione sul tema dei cambiamenti che spesso rifiutiamo, delle cosiddette “occasioni perdute”, che sembrano causare tanti rimpianti e conseguente sofferenza a tante persone.

Il messaggio di G. era questo:

“La negligenza sul piano della sensorialità fisica, che stiamo sperimentando come personaggi, contribuisce ad ampliare gli orizzonti, comprendendo nel nostro spazio quelle linee guida che stiamo cercando, per cambiare le cose sul piano della manifestazione fisica.”

(G. 30 Settembre 2019)

Vediamo di chiarire meglio quanto è contenuto in questo messaggio.

Per “negligenza” si intende il fatto che, di norma, noi non ci accorgiamo delle cose, fintanto che esse restano al di fuori della portata dei nostri sensi.

Il fine ultimo di questa commedia che stiamo recitando sul piano fisico è il recupero della consapevolezza del nostro valore, della nostra luce, della nostra forza: la consapevolezza di chi siamo veramente. Con quella che è nota come “caduta” noi abbiamo cancellato dalla nostra memoria cosciente il ricordo di chi eravamo, e di chi siamo ancora: anime di pura luce. E sul piano fisico vige questa regola fondamentale: per accorgerci delle cose dobbiamo sperimentarle attraverso eventi che cadano sotto il dominio dei nostri cinque sensi.

Quindi, da una parte abbiamo l’esigenza di tornare a sapere chi siamo, e dall’altra il fatto che possiamo scoprirlo solo tramite eventi che coinvolgono la nostra capacità sensoriale.

Se noi fossimo in grado di accorgerci, già per natura, di chi siamo davvero, senza dover necessariamente ricorrere allo strumento dei cinque sensi, tutta l’impalcatura che sostiene la recita in questa dimensione di coscienza crollerebbe miseramente. Anzi, per meglio dire: non avrebbe più ragione di esistere.

La negligenza allora, che è data dall’incapacità di vedere oltre quello che i sensi ci comunicano, rende necessario l’inserimento, nella nostra esperienza fisica, di eventi particolari, che possiamo cogliere coscientemente, e che fungono da guida per riscoprire la nostra vera natura.

Così arrivano nella nostra vita eventi che ci chiamano, spesso brutalmente, fuori dalla nostra zona-confort, che ci toccano nel profondo e corrodono e sgretolano le false certezze dietro cui ci eravamo sempre nascosti.

Generalmente quando si verificano questi eventi che il nostro cuore, all’insaputa della nostra mente, ha chiamato, la prima risposta è la fuga: tentiamo disperatamente di convincerci che non abbiamo nessuna intenzione di cambiare, che sarebbe una pazzia, che non siamo pronti, che non siamo e non saremo mai in grado di procedere e così via. Troviamo mille scuse per dire “no” al cambiamento indotto da quell’evento particolare, quando invece il nostro cuore, dove risiede la nostra luce, vuole solo dire “sì”.

E a questo punto accade una cosa davvero interessante: ogni “no” che invece nasconde un “sì”, per il fatto stesso che viene detto, crea un varco attraverso cui la luce di quel “sì” giunge sul piano della nostra coscienza fisica. Ciò si verifica perché quel “no” è un falso rifiuto del cambiamento, indotto da un evento che ha richiamato la nostra attenzione su qualcosa a cui, in realtà, vogliamo rispondere “sì”.

Se non ci fosse quel “no” noi, da dentro il personaggio che stiamo interpretando, non potremmo accorgerci di nulla. In questo modo invece, attraverso la percezione di disagio, timore, scomodità, la nostra attenzione viene spostata su quello che dobbiamo vedere.

E quando ci liberiamo di quel lato scomodo, in qualunque modo lo facciamo, tutto quello che resta è il “sì” che vogliamo dire veramente. A quel punto la nostra coscienza lo vede, lo riconosce e prima o poi, lo accoglie pienamente.

Capite che, a questo punto, i rimpianti non hanno più ragione di essere? Dire “no” ad un cambiamento che invece desideriamo, ci aiuta ad accorgerci che lo desideriamo, e solo dopo aver preso coscienza di questo possiamo dire “sì” allo stesso cambiamento. E dal momento che abbiamo detto “sì” quel cambiamento non può che ripresentarsi a noi, sottoforma di un evento magari diverso da quello che abbiamo rifiutato, ma che ci conduce alla stessa meta.

Il famoso treno che passa una volta sola può effettivamente non ripresentarsi più, ma questo non vuol dire che non ne passeranno altri che conducono allo stesso luogo, che poi è l’unica cosa che conta davvero.

Quindi non perdete tempo, care Anime luminose, a rimpiangere un’occasione perduta: cercate, invece, di comprendere cosa ve l’ha fatta perdere, abbandonate quella zavorra e chiamate altri eventi che vi conducono alla stessa meta. Oppure richiamate quello stesso evento, se sentite che è importante per voi: state sicuri che se appena le condizioni generali lo permettono, esso si ripresenterà a voi con tempismo perfetto, anche se forse in condizioni diverse.

La verità è che nessuno di noi commette errori: creiamo semplicemente varchi di passaggio per raggiungere ciò che amiamo.

La Vita, carissimi, non fallisce mai.

Un abbraccio dal cuore

Ester e G.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *