ACCOGLIERE E LASCIAR ANDARE: LE DUE FACCE DEL PERDONO

Molto spesso ormai si sente dire che per agevolare il processo di crescita interiore è fondamentale non rifiutare le nostre parti oscure, ma accoglierle con amore, riconoscendole come elementi preziosi del nostro percorso.

Questo è senz’altro vero.  Fintanto che si cerca di ignorare queste parti, che invece premono per emergere, non facciamo altro che prolungare il legame di dipendenza dagli schemi mentali che hanno originato quel nostro comportamento, in quanto quello che sta alla base del nostro rifiuto di guardarci dentro è la paura di poter soccombere alla visione che ci si porrebbe davanti. E la paura, come ormai sappiamo bene, è sempre una pessima consigliera. Essa sta alla base di ogni schema mentale che si basa sull’illusione della separazione e dell’inconciliabilità degli opposti, tipica del mondo dualistico, su cui ci muoviamo.

Quindi se decidiamo di ignorare queste nostre parti oscure sulla base della paura di confrontarci con esse, in realtà non le ignoriamo affatto: diamo loro, invece, sempre più potere, perché continueranno ad agire in profondità, condizionando tutte le nostre scelte.  

Aprire  gli occhi sulle nostre zone oscure è dunque sicuramente importante, a patto di farlo guardandole “da fuori”, con un certo distacco, mettendoci nella posizione non di colui che è preso nelle spire di quella oscurità, ma di chi, conscio della propria forza e della propria luce, guarda al personaggio che sta interpretando da un punto di vista esterno ed è, quindi, in grado di vedere anche quanto utile sia stato alla sua crescita aver avuto a che fare con queste zone oscure. Esse, infatti, hanno contribuito a fargli sentire i limiti degli schemi mentali stessi che ne sono stati all’origine, motivo per cui adesso è in grado di superarli.

Attenzione però a non dare eccessivo spazio alla mente. Il tutto dovrebbe essere svolto in pochi, essenziali passi:

1 – Individuare la zona oscura, attraverso il prendere coscienza di quello che abbiamo fatto, o non fatto, agendo sulla base di essa.

2 – Sistemare il ricordo del nostro comportamento sulla sua linea temporale corretta: a quel tempo come eravamo noi? Con gli strumenti che avevamo allora, avremmo davvero potuto agire diversamente? E se non avremmo potuto agire diversamente, ha senso giudicarci in modo tanto negativo? Se guardiamo a tutto questo da fuori, ci accorgiamo che la risposta a quest’ultima domanda è un bel “no”.

3 – Cosa abbiamo imparato dal nostro comportamento?

4 – Individuata la zona oscura che ci ha guidato a quel tempo, siamo adesso pronti a non darle più potere: la abbandoniamo definitivamente.

E’ questo che si intende per perdonare: comprendere che non si poteva fare diversamente, e abbandonare la zona oscura che ci ha guidato.

E guardate che questo lasciar andare è fondamentale tanto quanto l’aprire gli occhi. Il perdono non è completo, e dunque non si può considerare effettivo, se non si abbandona in modo naturale ciò che ci ha guidato in quella direzione oscura, tenendo nel cuore solo l’insegnamento ricevuto.

Mi è capitato di incontrare persone che hanno onestamente lavorato su di sé in questo modo, ma che hanno tralasciato la fase dell’abbandono degli schemi mentali che avevano guidato in passato il loro comportamento, con la conseguenza, peraltro logica, che tendevano ancora a invischiarsi nelle stesse situazioni, o in situazioni simili, e a non capire come mai questo accadesse.

Ho notato che è più facile incorrere in questa situazione quando si deve perdonare non tanto noi stessi, ma qualcuno che ci ha fatto del male. E così ho conosciuto persone che hanno sinceramente compreso che quella tale persona le aveva ferite perché in quel momento non poteva agire diversamente, ma che hanno trascurato di scoprire come mai esse stesse siano state attratte da queste persone. Oppure che hanno capito cosa le ha guidate verso di loro, ma non hanno abbandonato il proprio condizionamento. Si sono limitate a dire: “Sono consapevole della mia zona oscura, che mi ha portato ad incontrare quella persona che mi ha ferito, e io accolgo questa mia zona oscura con amore. Non la rifiuto, perché fa parte comunque di me.”

Questo punto di vista sembra molto bello, ma in realtà è pericoloso. E’ pericoloso perché si confonde lo schema mentale, la zona oscura, con l’insegnamento ricevuto : è l’insegnamento che deve essere trattenuto con amore, ma lo schema mentale che ha prodotto sofferenza dev’essere abbandonato, o la sofferenza continuerà a prodursi in modi simili, e questo sarà un fardello che verrà portato con fatica lungo la strada e rallenterà il cammino di chi la deve percorrere.

Siamo tutti esseri di luce divina, che stanno giocando sul palcoscenico di questo mondo; la nostra vera natura è l’amore, e siamo nati per vivere nella gioia: è per questo che la sofferenza ci pesa così tanto. Allora conserviamo l’insegnamento ricevuto dalle esperienze vissute, accogliendolo con gratitudine, e lasciamo perdere i contorcimenti mentali e le trappole della mente dualistica: è la ragione del cuore che ci guida verso la luce che siamo, e il recupero dello stato di grazia e di gioia che ci appartiene da sempre.  Abbandoniamo dunque tutto quello che non ci serve più. Abbandoniamolo con sincera gratitudine, con amore, ma abbandoniamolo: ben altri lidi ci attendono.

Ed è ora di salpare, miei cari amici, sapete?

E’ proprio ora.

Un abbraccio dal cuore

Ester

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