ATTRARRE L’ATTENZIONE ALTRUI: VALORE E RISCONTRI

Miei cari amici, avete mai riflettuto sul fatto che spesso proponiamo qualcosa agli altri, e questo qualcosa, anche se valido, non viene accettato come ci aspettiamo?

Offriamo il nostro punto di vista su un argomento, oppure un prodotto artistico, come ad esempio una canzone, o un dipinto, una coreografia per un balletto, e per quanto aperti siamo a ricevere riscontri positivi, là dove ci sono sono sempre meno di quelli che altri conseguono. Vi siete mai chiesti perché accade?

Vedete, secondo me questo si verifica fondamentalmente per due motivi: o quello che offriamo è troppo vecchio rispetto al modo corrente di sentire, oppure è troppo nuovo.

Cosa significa che ci piace qualcosa? Significa che fra noi e questo qualcosa si instaura una risonanza: in qualche modo lo sentiamo affine a noi, siamo nella stessa frequenza, o su una banda di frequenza molto vicina, e sentiamo attrazione per questa cosa. Quindi quando qualcuno ci propone questo qualcosa, non esitiamo ad esprimere il nostro parere positivo, magari donando tanti like sui social network, o sotto ai video che lo espongono, partecipando ai concerti, nel caso dei musicisti, o a mostre nel caso di pittori, e così via.

Ma se quello che ci propongono, rispetto al punto in cui siamo, è cosa fin troppo nota, lo avvertiamo come noioso, perché è già conosciuto e non ci stimola più. Se invece contiene qualcosa di nuovo che ci spinge verso la direzione in cui vogliamo andare, allora lo troviamo interessante, ma non effettivamente coinvolgente. Ci attrae, ma da lontano, per così dire. Se poi è qualcosa di assolutamente nuovo, talmente nuovo che è situato troppo al di là del nostro raggio visivo, non riusciamo a metterlo in relazione a noi, e così non può attrarci. E’ come quando ponete un pezzetto di ferro troppo lontano dal raggio di attrazione della calamita: non si crea nessun avvicinamento, né tanto meno un contatto.

La validità in assoluto, di quello proponiamo, allora, non ha alcun peso nei riscontri che riceviamo: possiamo proporre, anzi, qualcosa di talmente valido, che la maggior parte delle persone non è ancora pronta a vedere.

A questo punto, secondo me occorre fare una scelta: impegnarsi a proporre quel contenuto, ma adottando, magari, un linguaggio più vicino al modo di intendere della gente cui lo stiamo proponendo; oppure cambiare soggetto e sceglierne uno più in linea con i gusti delle masse.

Oppure possiamo decidere di tacere, e attendere tempi migliori. E, infine, possiamo anche decidere di non dare alcuna importanza al numero delle persone che ci segue, e continuare a proporre quello che sentiamo di voler proporre, lasciando che sia come un seme che germoglierà in futuro, poco importa se noi saremo qui a raccoglierlo o no.

Per chi è ancora molto dipendente dai condizionamenti dell’ego, adottare quest’ultimo comportamento non è cosa semplice, perché l’equazione accettazione=valore è purtroppo molto radicata, e si tende a considerare l’opinione altrui come una cartina al tornasole per il valore di quello che proponiamo.

Che fare dunque?

Ciascuno ha nel suo cuore la risposta a questa domanda. Quello che io posso dire è questo: non abbiate tanta fretta di deprimervi, se i vostri contenuti non hanno ancora grandi riscontri: potrebbe essere che abbiate deciso di lanciare un seme completamente nuovo in un terreno, che è adatto a riceverlo solo in alcuni punti per ora. Questo non vuol dire che il vostro lavoro sia inutile, tutt’altro: quando un seme germoglia cambia la qualità del terreno anche intorno a sé e, gradualmente, la coltivazione di quella pianta si estenderà, e porterà frutti di qualità sempre più raffinata, in contesti sempre più ampi. Dovete decidere se vi interessa di più ricevere riscontri o seminare quello che servirà in un prossimo futuro: se decidete di essere seminatori gioite di questa vostra attività, senza attendere di vederne per forza i risultati, siete già dove volete essere e state facendo già quello che amate fare. E la vostra opera è preziosa, perché nessun altro può fare il vostro lavoro così come lo fate voi, siatene consapevoli.

Tutti noi siamo al servizio del progetto Divino, dopo tutto, e non c’è nulla, assolutamente nulla che non porti frutto nella direzione desiderata dalla Luce.

Credo che questa, alla fine, sia la cosa più importante di tutte.

Con amore e in servizio

Ester

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