CURARSI CON I CRISTALLI: ELISIR DI PIETRA PREZIOSA

In questo articolo, miei cari amici, vedremo come realizzare un elisir con i cristalli, ma prima di procedere desidero chiarire questo: non sono assolutamente un’esperta in cristalloterapia, tutto quello che so mi deriva dall’aver colto le informazioni in merito, soprattutto attraverso la lettura di libri. Ho poi lavorato con la mia fantasia per realizzare, in modo per così dire personale, un metodo di cura con i cristalli, che è quello che propongo qui. Ciò che sto facendo con questo articolo è una semplice condivisione di un esperimento che ho fatto su me stessa  tempo fa, e che mi ha pienamente soddisfatto per quanto riguarda i risultati. Tutto qui.

 

Se quello che leggerete non vi ispirerà, astenetevi dal fare altrettanto: seguite sempre il vostro cuore e, anche allora, siate comunque prudenti, perché siamo tutti diversi, e quello che va bene per uno non è detto che sia adatto ad un altro.

 

La prima cosa di cui accertarsi quando si vuole realizzare un elisir, è la qualità degli ingredienti, primi fra tutti, naturalmente, i cristalli: assicuratevi che siano pietre naturali, non trattate artificialmente con colori, solventi e via dicendo, e usate di preferenza i burattati. Usate inoltre acqua minerale naturale, pura e povera di contenuto di sodio, e contenitori perfettamente puliti, meglio se sterilizzati.

 

Quanto al tipo di cristalli da usare, questo dipende dal proposito che desiderate raggiungere: ogni cristallo ha caratteristiche e proprietà particolari, informatevi quindi molto bene prima di procedere, magari richiedendo l’opinione di un cristalloterapista, o un rivenditore di cristalli di vostra fiducia, oppure consultando libri chiari ed esaurienti, come ad esempio “L’arte di curare con le pietre” di Michael Gienger, edizioni Crisalide: un libro bellissimo, completo e con foto meravigliose, da cui io stessa ho tratto molte informazioni.

 

Inoltre sappiate che non tutti cristalli possono venire messi a contatto diretto con l’acqua, o perché potrebbero rovinarsi, o perché potrebbero rilasciare sostanze pericolose se venissero ingerite. A questo proposito il gestore della pagina Facebook “Pietre magiche”, mi ha molto gentilmente rilasciato un elenco di cristalli non idonei ad essere messi a contatto diretto con l’acqua, di cui vi segnalerò alcuni più avanti in questo stesso articolo.

Se desiderate visitare la pagina Facebook che ho menzionato, la trovate qui.

 

Gienger, a proposito della caratteristica dell’acqua usata per le essenze di pietre preziose, dice: “Purtroppo l’informazione (del cristallo) diffusa nell’acqua è suscettibile di disperdersi in tempi molto brevi. E’ però possibile congelarla, mediante aggiunta di alcool. (…) In commercio sono anche reperibili essenze di pietre preziose già pronte. Si tratta di preparati a base di estratti alcolici, nei quali le pietre rimangono immerse per mesi, o addirittura per anni. Per questo motivo hanno un’azione molto potente, e sono ben conservabili.”

Per questa ragione ho deciso di usare l’alcool nel mio elisir. Ma vediamo insieme come procedere…

 

OCCORRENTE:

Alcool per dolci a 90 gradi.

Una boccetta di vetro scuro da 50 ml con tappo a vite.

Un flacone di vetro scuro da 120 o 100 ml, con contagocce incorporato.

Acqua minerale naturale.

Un contenitore in vetro scuro o ceramica, con coperchio ben chiudibile.

Un frammento di pietra preziosa di due o tre centimetri.

 

PROCEDIMENTO

Tintura Madre:

Depurare la pietra lavandola abbondantemente sotto acqua corrente e trattandola eventualmente con Reiki, oppure ponendola su una drusa di ametista di dimensioni adeguate, per un certo tempo, dopo di che tenerla fra le mani e imprimerle la richiesta (ad esempio, se volete rafforzare la vostra volontà, potete usare un quarzo citrino e, tenendolo fra le mani, dire:” io (vostro nome e cognome) ti chiedo di aiutarmi a rafforzare la mia volontà per il mio massimo bene e quello di tutto l’Universo”).

Porre il cristallo nel contenitore in ceramica e ricoprirlo, a filo, di alcool. Chiudere bene ed, eventualmente, porre il tutto dentro un sacchetto per congelare e chiuderlo bene.

 

Se siete operatori Reiki, potete trattare la soluzione alcolica con dentro il cristallo, per un certo tempo (una settimana, dieci giorni, ventuno giorni, come preferite, fatevi guidare dall’intuito), senza aprire mai il contenitore. Se non siete operatori Reiki lasciate comunque in infusione il cristallo per lo stesso tempo, in un luogo appartato e lontano da influenze di altri oggetti, come ad esempio altri cristalli o altre tinture madri già realizzate.

 

Elisir:

Trascorso questo periodo togliere la pietra preziosa dal contenitore in ceramica, lavarla bene e asciugarla, quindi con Reiki, o tenendola semplicemente fra le mani, cancellare la richiesta che le avevate impresso dicendo: “Io ti ringrazio. Cancella ora da te stessa la memoria dello scopo per cui ti ho impiegato.”, o qualcosa del genere. Mettere poi via la pietra.

Prelevare quindi dal contenitore in cui c’è la soluzione alcolica, un decimo della capacità totale del contenitore che ha il contagocce  (se, ad esempio la capacità è di 100 ml, prelevare 10 ml di soluzione alcolica), servendosi di una siringa graduata. Versare questo contenuto nel flacone che ha il contagocce. Chiudere bene la boccetta che contiene la tintura madre, e riporla in un luogo energeticamente luminoso, lontano da influenze di oggetti che potrebbero alterarla, come ad esempio altri cristalli o altre tinture madri.

 

Aggiungere quindi alla quantità di alcool che si è versata nel flacone che ha il contagocce, nove decimi di acqua minerale naturale, fino a riempirlo (nel caso il flacone sia di 100 ml, ai 10 ml di alcool versati aggiungere 10×9, cioè 90 ml di acqua). Chiudere bene il tappo e scuotere energicamente.

 

Riporre l’elisir in un luogo appartato ed energeticamente luminoso, avendo cura di scuoterlo tre volte al giorno, per almeno sette/dieci giorni consecutivi. Durante questo tempo il potere del cristallo trattato, già rilasciato nell’alcool, si amalgama e si potenzia ulteriormente unendosi all’acqua.

 

Dall’ottavo giorno si può iniziare la somministrazione: indicativamente, due o tre volte al giorno, lontano dai pasti, ingerire tre o quattro gocce di elisir, tenendole per alcuni secondi sotto la lingua.

 

Se si vuole riempire un altro flacone, più avanti nel tempo, con lo stesso elisir, utilizzare la tintura madre messa da parte, se non è trascorso un tempo eccessivamente lungo da quando la si è creata ( indicativamente non più di tre mesi), e procedere poi alla creazione di un altro elisir, come descritto.

 

Se volete creare una tintura madre e, quindi, un elisir da cristalli che non possono essere messi a contatto diretto con l’acqua, una soluzione potrebbe essere questa: quando preparate la tintura madre, dopo aver depurato il cristallo, ponetelo in una ciotola più grande del contenitore che dovrà ospitare la soluzione alcolica; mettete il contenitore con l’alcool dentro questo contenitore più grande e chiudete, eventualmente, il tutto in un sacchetto di plastica per congelare. Le proprietà del cristallo, in questo modo, dovrebbero passare nella soluzione alcolica, senza  inconvenienti e senza pericolo.

Procedete poi come descritto, per preparare l’elisir.

 

Tra i numerosi cristalli che non possono essere messi a contatto diretto con l’acqua trovate l’alessandrite, l’antimonite, l’aragonite, la calcite, il dioptasio, la fluorite, l’opale, il quarzo affumicato, il topazio, la tormalina nera e l’ematite. Ce ne sono molti altri, quindi vi consiglio di informarvi bene prima di procedere.

 

 

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Grazie di cuore!

Ester

 

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