LE ACQUE DELLA VITA: CHIUDERE CON IL PASSATO PER UNIFICARE DUE MONDI

Vi ricordate, carissimi, il momento in cui Bastian arriva a immergersi nelle Acque della Vita? Esse sono contemporaneamente il punto di arrivo, una fine, e il punto di partenza, un inizio: la fine delle avventure di Bastian come personaggio di Fantasia, e il suo inizio come essere completamente purificato e rinnovato, nel mondo degli uomini.

E’, questa, secondo me, una bellissima metafora di quello che è forse il compito supremo di ciascun essere risvegliato alla Luce e all’Amore: portare unione dove c’è separazione, interpretando, qui sul piano fisico, un ruolo completamente nuovo, caratterizzato dall’amore e dalla comprensione, dalla forza e dalla consapevolezza della propria identità divina, e di quella degli altri, dalla gioia della scoperta di essere stati sempre meravigliosi, a prescindere dagli errori commessi.

 

Analizziamo insieme brevemente questo momento delle avventure di Bastian, mettendolo poi in relazione con il nostro percorso…

 

Le Acque della Vita sono custodite da due serpenti: Bastian può entrare solo dopo che esse hanno saputo che ha deposto Auryn, il gioiello magico che aveva indossato. Con questo gesto Bastian rinuncia a servirsi  del potere di Luce, per ottenere, con la volontà del suo Io piccolo, determinate cose.

 

Finchè Bastian aveva al collo Auryn non poteva vederlo dall’esterno; quando lo depone, credendo di non esserne degno, può vederlo da fuori. Guardare il gioiello da fuori, significa vedere entrambi i serpenti come due metà di un intero. Quando questo si verifica si riesce a guardare da un punto di vista più alto di Auryn stesso: si riesce a guardare agli opposti come complementari e se ne accetta pienamente il valore. E’ quello che è accaduto a Bastian, anche se ha potuto rendersene conto completamente solo dopo l’immersione nelle Acque della Vita, quando ha ricordato chi era: un essere divino in un corpo umano, che ha in sé il potere di creare la propria realtà.

 

L’Infanta Imperatrice era questo potere, la sua personificazione in Fantasia e, come tale, non poteva entrare nelle Acque della Vita, perché non poteva deporre se stessa. Bastian può, perché è più di quel potere.

Comprendendo chi è, immergendosi nella sua capacità di amare, egli riesce ad innamorarsi di se stesso e ad accettarsi pienamente, con i suoi lati luminosi e quelli meno luminosi. In forza di questo, riesce ad amare e accettare per quello che sono, anche gli altri, e può sanare i due mondi, tornando a casa.

Ma attenzione: per passare dall’altra parte, verso il mondo degli uomini, è necessario che Bastian porti a termine quello che aveva iniziato in Fantasia: le sue storie. Se non lo facesse, infatti, in qualche modo resterebbe un personaggio di Fantasia (era, infatti, “il ragazzo che sapeva creare le storie”), e non potrebbe tornare nel mondo degli uomini.

I personaggi di Fantasia, infatti, in quanto personaggi, non potendo evolversi e cambiare, non possono adattarsi ad un mondo nuovo e, nel mondo degli uomini non potrebbero ricoprire lo stesso ruolo che hanno in Fantasia: perderebbero la loro identità, non potrebbero più esistere. Bastian, come personaggio, sarebbe irreale nel mondo degli uomini, ma concludendo le sue storie, perde la sua identità di personaggio di Fantasia, e riacquista la sua realtà di essere umano, con potere creatore, con il potere di cambiare anche se stesso. L’uomo può transitare da Fantasia al mondo umano, perché entrambi i mondi gli appartengono, i personaggi non possono farlo.

 

Ed è effettivamente così, non credete anche voi, cari amici? Tutta la difficoltà che gli esseri umani incontrano nel cambiare se stessi e la propria vita, risiede nel fatto che “non hanno concluso le loro storie” su quel palcoscenico che è la vita ordinaria. Credono di essere reali come personaggi, mentre la loro realtà risiede nel fatto che sono esseri divini e creatori. Credono che abbandonare il loro ruolo, quello che di se stessi conoscono, equivalga ad annullarsi, perché non sanno vedersi come esseri più grandi di quello che credono.

 

Non c’è dunque via d’uscita? Certo che c’è. Occorre arrivare al punto di saturazione giusto, sentire di averne abbastanza del proprio ruolo, proprio come ha fatto Bastian, che ha iniziato le sue avventure in Fantasia interpretando un ruolo diametralmente opposto a quello che credeva di essere nella sua realtà ordinaria, ed è giunto a vederne poi tutti i limiti, tanto da decidere di abbandonare non solo quel ruolo, ma anche quel palcoscenico, per scoprire che, in realtà, non c’è stato mai un solo momento in cui non sia stato grande e perfetto comunque, che ogni cosa è servita, e non ha più temuto il suo potere.

 

Permettiamoci dunque anche noi di averne abbastanza del ruolo che ricopriamo, carissimi. Completiamo le esperienze che dobbiamo completare come personaggi, e poi usciamo da quel ruolo troppo stretto. Permettiamoci di accorgerci di quanto siamo grandi in realtà; tuffiamoci nelle nostre Acque della Vita, ritroviamo noi stessi, e il timore di risplendere nel mondo, e di unificare quello che appare diviso, sarà qualcosa che non ci travolgerà più.

E’di questo che il mondo ha bisogno: chiudiamo con il passato, con gratitudine per quello che ci ha insegnato, e risplendiamo come gli dei e le dee che siamo!

 

 

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Ester

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