L’AMORE E LA PAURA DELL’ ABBANDONO: CAMBIARE PROSPETTIVA

Essere lasciati dalla persona che amiamo è qualcosa che molti, moltissimi di noi hanno sperimentato, e sperimentano ogni giorno, e questa esperienza è quasi sempre accompagnata da una sofferenza più o meno grande. Spesso anche da rabbia, senso di colpa, desiderio di punire chi ci ha messo in questa condizione e altri sentimenti non luminosi.

 

Cari amici, vi siete mai chiesti perché questo accade? Perché, cioè, non riusciamo ad amare senza questo senso di dipendenza dall’altro, che rende tutto così fragile e precario, e che ci impedisce di abbandonarci ad una gioia senza l’ombra della sofferenza sempre in agguato?

 

Il fatto è che fintanto che restiamo ancorati ad una visione di noi stessi come esseri separati dagli altri e dalla realtà circostante, e ogni volta che ci sentiamo attratti da qualcuno e ci “innamoriamo” di questa persona, finiamo per cederle parte della nostra energia, sottraendola a noi stessi. Per questa ragione quando questa persona si allontana da noi, viviamo questo allontanamento come una perdita di una parte di noi stessi, tanto più grande quanto più strettamente ci siamo sentiti coinvolti emotivamente in quel rapporto.

 

Questa situazione si verifica ogni volta che amiamo come esseri che credono nella separazione; la ritroviamo quindi non solo fra due individui che formano una coppia, ma anche fra madre e figlio, fra sorella e fratello, fra amico e amica, pur con tutte le differenze del caso. E la ritroviamo anche ogni volta che chi amiamo lascia la nostra vita con la sua morte fisica. “Amare un altro significa amare meno noi stessi”, “amare un altro ci mette in una condizione di fragilità che può essere molto pericolosa”, queste diventano le convinzioni che guidano, inconsapevolmente o no, le nostre relazioni.

 

Il mondo dell’ego è costruito sulla falsa convinzione che esiste una separazione netta fra una persona e un’altra, che tu sei una cosa completamente diversa da me, e con me non hai nulla a che vedere; il detto antico “mors tua vita mea”  (la tua morte è la mia vita) rispecchia perfettamente  questa convinzione. E’ evidente, dunque, che se io cedo a te una parte di me stesso/a attraverso l’innamoramento mi indebolisco, perché mi pongo alla tua mercè e se tu dovessi lasciarmi, insieme a te se ne andrebbe anche una parte di me stesso/a.

Come si può amare liberamente, essere veramente felici di amare in queste condizioni?

Cari amici: non si può!

Questo è il motivo per cui tanti si accontentano di un rapporto superficiale dove non impegnare il cuore più di tanto, perché nella loro mente queste persone accolgono come vera questa credenza: “meno amo, meno soffro”. E l’esperienza sembra dar loro ragione.

 

Proviamo ora a spostarci verso un altro punto di vista: quello di chi accoglie la credenza che siamo tutti collegati, pur nella nostra diversità individuale. Vedete come tutto cambia da qui? Se io dò a te qualcosa, qualunque essa sia io la dò a me stesso/a, quindi se dò amore a te lo dò a me stesso/a. E se dò amore a me stesso/a, invece di indebolirmi mi arricchisco.  Non solo, ma nel caso in cui un domani tu dovessi decidere di lasciarmi, io non avrò bisogno di “tempo per riprendermi”, per convogliare di nuovo verso di me l’energia che ti avevo ceduto, innamorandomi di te. Amando te, infatti, io ho amato me stesso/a e quell’energia è sempre rimasta con me.

 

Cosa deriva da questo? Deriva il fatto che cominceremmo a porci domande che prima, con ogni probabilità, non ci avrebbero nemmeno sfiorato: “e se tu, in realtà, mi stai lasciando perché entrambi, sia tu che io, abbiamo deciso che è tempo di sperimentare cose nuove, che possiamo trovare solo su strade diverse? E se il tuo allontanarti fosse un dono per me, per darmi la possibilità di conoscere strade nuove e nuove esperienze, molto importanti per il mio percorso, che non potrei trovare se tu continuassi a tenermi con te? E se tu ti stai allontanando perché, in realtà, sono io che lo voglio, oltre al fatto che lo vuoi tu?” Capite che tutta la sofferenza dell’abbandono scivolerebbe via in un momento?

 

Sarebbe fantastico, vero, se riuscissimo a fare un ragionamento del genere, e a crederci veramente, se potessimo renderlo reale …

Bene ho una notizia fantastica per voi: LO SI PUO’ FARE!

Questa è una meta facilissima da raggiungere, ma a una condizione imprescindibile: occorre uscire dall’ego.

 

L’ego, vedete, non è reale, voi invece lo siete. L’ego è un espediente che noi, come anime alla riscoperta di se stesse, abbiamo creato tanto tempo fa, e ci siamo talmente assuefatti, da considerare tutte le illusioni ad esso collegate, come la convinzione che amare veramente sia pericoloso,  reali di per sé. E invece le cose non stanno così. Le nostre paure non sono reali, non poggiano su basi reali; sono parti di un contesto fittizio, di cui possiamo liberarci in ogni momento; sono caratteristiche dei personaggi che interpretiamo, i quali sono reali solo nella misura in cui noi diamo loro realtà.

 

La convinzione che serpeggia purtroppo ancora fra tante persone, anche fra quelle cosiddette “illuminate”, in base alla quale non è necessario abbandonare l’ego, perché l’ego ci serve per muoverci in questo mondo (vi garantisco che l’ho letto con questi occhi!), è una convinzione fasulla, se il vostro obbiettivo è quello di abbandonare le paure ed essere veramente liberi. Noi creiamo quello in cui crediamo: se ci convinciamo che l’ego ci serve per vivere in questo mondo, continueremo a dargli spazio e a rinforzare tutte le illusioni ad esso collegate, vivendole come reali, paura in primis, e non saremo mai liberi.

 

Intendiamoci: se volete perpetuarle va benissimo, è una scelta come un’altra, e come un’altra sacra, ma non potete poi lamentarvi delle conseguenze logiche in cui incorrerete …

 

Se, invece, siete stanchi di queste paure abbandonate l’ego, proprio come abbandonereste un vestito vecchio e lacero, che non vi serve più. Potete farlo, perché voi non siete il vostro vestito.

E allora fatelo, miei cari, oggi stesso. Adesso.

E gioite di tutta la bellezza e la pace che ne deriveranno.

 

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Grazie di cuore!

Ester

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