DIMENTICARE IL PASSATO PER RINASCERE A NUOVA VITA

“Dovevi dimenticare il papà e la mamma: adesso non hai altro che il tuo nome.”

La Storia Infinita – Michael Ende

 

E’ quello che Donna Aiola dice a Bastian, poco prima che lui la lasci. Il che significa: devi dimenticare le tue origini, e concentrare l’attenzione solo su quello che veramente sei, a prescindere dalla tua eredità terrena. Tu sei quello che sei, e non ciò che credi di essere in conseguenza del fatto che sei nato da quello che altri erano, o credevano di essere.

Finchè non ti lascerai dietro tutto ciò che pensi di essere, non troverai te stesso, perché tu sei molto più grande di quello che credi.

 

E infatti, dal momento che diamo vita a quello che crediamo, se ci vediamo come esseri limitati lo diventeremo certamente. Se riteniamo di esistere solo in grazia di altri che esistono, avremo una visione falsa di noi stessi. Per questo è fondamentale dimenticare: dimenticare tutti i ruoli (madre, padre, figlio, figlia, sorella, fratello e così via)  impersonati da altri e da noi; dimenticare l’eredità che ci portiamo appresso ( “è tutto sua madre; e’ tutto suo padre; non può che essere così, dal momento che è figlio/a dei suoi genitori” e via dicendo), poiché per creare, cari amici, è fondamentale essere liberi. Se siamo condizionati da quello che crediamo di essere, sarà questa visione che continuerà a parlare nel mondo attraverso noi: non saremo capaci di creare niente, potremo solo continuare a perpetuare ciò che altri sono stati prima di noi, ciò che altri hanno fatto prima di noi, le loro credenze, i loro stili di vita, i loro limiti.

 

Solo dopo che avremo trovato noi stessi potremo ricordare, senza pericolo, anche chi pensavamo di essere, così da renderci conto della differenza e creare il cambiamento sulla base di questa consapevolezza, proprio come è accaduto a Bastian.

Quando ritorna nel mondo degli uomini, infatti, egli può tranquillamente ricordare ogni cosa perché, essendo entrato dentro se stesso ed essendosi visto com’è veramente, il pericolo di perdersi non sussiste più. Il ricordo di ciò che era, a quel punto, diventa prezioso, in quanto gli dà la misura della trasformazione che è avvenuta in lui, e la possibilità di impostare la sua nuova vita sulla base della consapevolezza di questa trasformazione.

 

La sua guida interiore poi, muoverà i suoi passi fino alla miniera di Yor dove, nell’immagine congelata di suo padre, egli vedrà soltanto qualcuno che gli è caro, e che lui può liberare.

Ciò che importa infatti, non è il fatto che Bastian riconosca suo padre, ma che egli senta in sé un  grande desiderio di raggiungere questa persona, e può farlo perché in lui egli vede, anche se inconsciamente,  se stesso e il suo grande desiderio di amarsi , e di liberarsi da ciò che fino ad allora lo aveva imprigionato: una falsa visione di se stesso.

 

Quando riusciamo a toccare la nostra vera essenza, e ci disfiamo di tutto quanto ci ha imprigionato, cari amici, non liberiamo solo noi stessi, ma anche tanti di coloro che sono legati a noi, in un modo o in un altro. Ma per fare ciò dobbiamo andare oltre tutti i ruoli limitanti  in cui il mondo terreno ci  imprigiona. Non è importante amare e rispettare qualcuno perché è nostro padre o nostra madre; quello che importa è rendersi conto che essi sono specchi di noi stessi e parti della Coscienza divina, proprio come noi e che, in forza di questa realtà, non possiamo fare altro che amarli e, di conseguenza, rispettarli. E possiamo raggiungere veramente questo risultato solo quando avremo imparato ad amare noi stessi, poiché non possiamo donare ad altri quello che non abbiamo.

Nostro padre e nostra madre sono anime in cammino, con le quali abbiamo deciso di interagire per raggiungere determinati obbiettivi, non idoli da imitare per sentirci al sicuro, o mostri da attaccare per esorcizzare paure che non sono nemmeno nostre.

 

Dobbiamo allora dichiarare guerra a tutte le convenzioni che ci impongono di fare diversamente? No. Semplicemente dobbiamo superarle, andare oltre e imparare a camminare, un passo davanti all’altro, su territori sempre nuovi. Con una certa attenzione sì, ma anche con fiducia in quel flusso della vita e dell’amore, che guida sempre, e da sempre, tutti i nostri passi.

 

Proprio come fanno i bambini.

 

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Grazie di cuore!

Ester

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